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 Il nuovo maestro 
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Messaggio Il nuovo maestro
Era una bella giornata di sole, senza nuvole.

Nella sua tunica di apprendista, Engeltod socchiuse gli occhi uscendo dalla Torre di Azora, nella contea di Elwynn Forest, preparandosi a gustare un po’ di quel calore.

Quel vecchio albero alle spalle del massiccio cumulo di pietre e magia (così gli piaceva definire la sede della propria scuola) sembrava proprio un posto ideale per sdraiarsi e riposarsi dagli studi.

Posò al suo fianco l’enorme tomo rilegato, impreziosito da ornamenti in argento ed in oro, l’ultimo regalo dei suoi genitori prima di partire.

Chissà come stavano.

Era parecchio tempo che non li andava a trovare e non aveva ricevuto risposta alle ultime lettere che aveva spedito.

Con gli occhi chiusi ripensò alla fattoria dove era cresciuto, vicino Southshore. Si rivide in un attimo bambino, intento a pescare dal molo della cittadina ed a fare gli scherzi ad Andersson, il taverniere locale, che faceva finta di inseguirlo arrabbiato quando gli rubava le mele dal barile posto vicino alla credenza della mescita della birra.

Le labbra si piegarono in un sorriso ripensando a quella volta che, tentando come al solito di scappare all’oste che sbraitava, andò a sbattere sulla porta d’ingresso contro la corazza del Tenente Farren Orinelle, buttandolo indietro a gambe all’aria.

Devo chiedere al Maestro Theocritus di lasciarmi tornare a casa qualche volta” pensò. Sentì improvvisamente nostalgia di casa, dei profumi della fattoria e della cucina di sua madre. Si sentì solo.

Il pensiero tuttavia scomparve improvvisamente quando gli piombò addosso una violenta secchiata d’acqua dall’alto.

E riconobbe la risata, che proveniva dall’alto dei rami dell’enorme pianta.

Era la risata che lo aveva accompagnato sin dall’infanzia, sin da quando si incontrarono nella miniera di Azurelode, quel giorno che si erano persi.

Kirrak!

Era troppo invitante l’occasione per lasciarsela scappare. Scusami!”, e continuò a ridere fragorosamente, vedendolo completamente zuppo e disorientato, la faccia mista a meraviglia, sorpresa, disappunto.

Ma il fato come si sa è beffardo.

Inebriato dall’estasi del momento, Kirrak si sbilanciò all’indietro, cadendo fragorosamente al suolo sul mucchio di foglie, che attutirono la caduta ma non gli evitarono il dolore e qualche livido.

Engeltod mutò improvvisamente espressione vedendo Kirrak rialzarsi barcollante e dolorante alla schiena, e la risata si fece ancora più intensa quando una pigna non ancora matura, probabilmente scossa dalla sonorità della caduta, si abbattè sulla testa dello sventurato burlone, lasciandolo ancora più stordito e facendogli uscire dalla bocca un sentito “AHIAAA!!!”.

La nostalgia di Engeltod si fece allora più intensa, pur rimanendogli dipinto sulle labbra il sorriso.

Erano buoni amici da sempre.

Anche Kirrak era cresciuto nella contea di Hillsbrad Foothills. “Ma io sono un cittadino!” come gli piaceva spesso ripetere, visto che la sua casa era nel villaggio locale.

La loro amicizia li aveva portati insieme nella Torre di Azora, seguendo gli stessi studi arcani dei sentieri oscuri per diventare un domani Warlock.

Il loro momento di pace finì quando un servo di Theocritus si precipitò da loro, ansimante: “Il maestro vi sta cercando dappertutto. Presto, rientrate dentro che vi deve parlare. E’ urgentissimo!”, disse.

Engeltod, cambiati la tunica, altrimenti saranno guai. Sta arrivando il maestro di Theocritus, e sai che il nostro padrone è un perfezionista”, gli disse, lasciando comunque trasparire un sorriso negli occhi nel vedere i due discepoli. Era oramai un po’ di tempo che i due ragazzi erano lì, ed il vecchio Baldhygast gli voleva bene.

Di corsa, si recarono nelle loro stanze, presentandosi velocemente al cospetto di Theocrytus.

Ah bene, siete stati veloci. Sedetevi. Vi devo informare della visita e di un’opportunità che si presenterà. Come Baldhygast vi avrà sicuramente preannunciato, arriverà a momenti il mio maestro Arugal, un potente Arcimago in grado di manipolare l’essenza stessa della magia a suo piacimento. Vi dico subito che è una persona dura, ma molto, molto competente. Da lui potrete completare il vostro addestramento nelle arti oscure. Da me rimane poco altro da apprendere”.

Finì la frase e li fissò entrambi, aspettandosi una risposta per l’offerta che aveva appena fatto loro.

Nella mente di Engeltod però era ancora viva l’immagine della sua casa ed il suo cuore desiderava un po’ di riposo. Prese coraggio: “Ecco maestro, è un grande onore quello che ci proponete, e sicuramente sarebbe…”, ma non riuscì a terminare il discorso che si era preparato, poiché Theocrytus si alzò di scatto, quasi fosse stato morso da un serpente.

L’ultimo piano della torre sembrava essersi rabbuiato, nonostante dalle finestre entrasse la luce solare.

Maestro, ben arrivato!” disse il signore della Torre di Azora, dirigendosi prontamente in direzione delle scale dalle quali era emersa una figura incappucciata, alta.

La luce sembrava essere assorbita dalle sue vesti. Il volto era completamente oscurato dalla cappa che lo ricopriva ed uno scintillio nell’oscurità fece intravedere i suoi occhi inespressivi, glaciali.

I due ragazzi si guardarono confusi ed un senso di timore misto a meraviglia cominciò a farsi strada nei due ragazzi.

Mentre Theocrytus tentava in tutti i modi di celebrare l’arrivo di Arugal, illustrando i progressi fatti, l’uomo (se di essere umano possiamo parlare) fece un cenno con la mano, chiedendo il silenzio.

Una voce cavernosa uscì fuori da quell’oscurità: “Sono questi i due giovani promettenti di cui mi hai parlato nella tua ultima missiva, Theocrytus?”.

Sì maestro, sono loro. Hanno appreso in poco tempo tutto quello che potevo insegnare loro e si sono rivelati disciplinati e con delle capacità brillanti nella manipolazione delle essenze vitali e magiche. Ho insegnato loro tutto quello che sapevo e devo dire che non hanno deluso le mie aspettative!”, rispose.

Disciplinati dici?!”, continuò Arugal, girandosi verso di loro e soffermandosi su Kirrak.

Engeltod girò lo sguardo verso il proprio amico e notò che dal cappuccio rivoltato della veste di Kirrak faceva capolino una della foglie dell’albero su cui si era arrampicato poco prima.

Kirrak se ne era accorto ma fece finta di niente.

Theocrytus lanciò uno sguardo di rimprovero in direzione del giovane burlone.

Beh Theocrytus, immagino che mi debba fidare del tuo giudizio, come sempre. Quando potranno raggiungermi a Sylverpine Forest, nella mia Fortezza di Shadowfang? Ho bisogno di apprendisti ed aiutanti come ben sai.”, continuò Arugal, con un tono distaccato.

Tra una settimana Maestro, il tempo di prepararli a dovere per il viaggio e percorrere la strada che li porterà al villaggio di Pyrewood, sul Great Sea!”.

Nella mente di Engeltod, le immagini della fattoria e di Southshore si spezzarono. Non sarebbero tornati a casa ancora per un po’ di tempo.

_________________
Non possiamo decidere come nascere, ma possiamo scegliere come affrontare degnamente la fine

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lunedì 31 marzo 2008, 15:33
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