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 Leggende 
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Iscritto il: giovedì 31 gennaio 2008, 2:13
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Pensate alle leggende, ai miti, alle favole.

E immaginate un luogo in cui non v’è spazio per la pietà, ma solo lacrime e sangue, dolore e rabbia, furia e impeto.

Forse quello che vi dirò non sarà realtà.

O forse sì.

Ma quando il mito diventa leggenda, quando nasce un eroe, nessuno lo può sapere dall’inizio. A volte il destino è oscuro anche ai più saggi o ai più oscuri divinatori.

Nasce come nascono i possenti fiumi delle Eastern Kingdoms, da un rivolo d’acqua che, col passare del tempo, diventa una massa d’acqua portatrice di vita o … di morte.

Passione, forza, coraggio, valore tutte queste qualità diventano un tutt’uno, si incarnano, prendono vita.

I muscoli possenti sotto la scintillante armatura, le lame intrecciate, silenziose amiche di un’intera esistenza. Gioia per chi è protetto da loro, terrore per chi vede riflessi i propri occhi un’ultima volta nel loro freddo acciaio.

Ne udii tempo addietro le gesta cantate da un bardo di passaggio a Goldshire, nella contea di Elwynn Forest.

In un primo momento pensai che forse le delizie del vino avessero reso la lingua del cantore troppo sciolta, troppo audace.

Non poteva esistere un guerriero simile vivo tra noi, eredi delle miserie di questo mondo dilaniato dall’eterna lotta tra fazioni in guerra.

E tuttavia i miei occhi e la mia mente rimasero increduli, nello Shadow Labyrinth delle Outland.

Esausti per le molte ferite ricevute, straziati da dolori indicibili, alcuni compagni a terra svenuti, Strumish che pregava gli Dei per quell’ultimo incantesimo, il sangue che si mescolava alla saliva, le armature spezzate, e lo scudo che stava cedendo sotto i colpi furiosi di una creatura da incubo, uscita direttamente dall’inferno, figlio di Murmur, il signore oscuro.

Ci guardava, ridendo della nostra impotenza, accecando i nostri occhi, confondendo gli amici con i nemici. Pensai fosse la fine.

Rimasi incredulo quando vidi il ghigno beffardo dell’Ogre trasformarsi in una smorfia dolorosa.

Un guerriero era piombato su di lui, la sua furia lo lasciò stordito. I colpi fendevano l’aria così forte che sembravano tagliarla in due. Carne e metallo erano un tutt’uno sinuoso ed elegante.

Una furia negli occhi che non era di questo mondo.

La danza della morte di questo combattente, ma che avrei definito l’incarnazione stessa del Dio della guerra, mi lasciò impietrito.

Poi improvvisamente il tonfo pesante del corpo a terra.

Il guardiano dei cancelli di Murmur giaceva in una pozza di sangue, il proprio sangue!

Sturmish scoppiò in un’allegra risata, e tirò fuori una fiasca della sua Birra migliore, sedendosi sul pavimento per lasciar riposare le proprie membra esauste:
“Ce ne hai messo per arrivare, ma come sempre capiti al momento giusto. Bene!!!”, rivolgendosi al guerriero che, in cima alla scalinata, sembrava ancora più imponente di prima.

“Vecchio amico, vedo che hai avuto qualche problema. Anche se dovresti riguardarti alla tua età: la birra non va di certo bene per invocare gli dei”, guardandolo direttamente negli occhi ed aprendo la bocca in un sorriso sincero, amichevole.

“La birra va sempre bene!!! E poi i nostri dei si lamentano se non li santifichiamo a dovere, dovresti saperlo!!!”, scoppiando a ridere dopo essersi concesso un altro sorso dalla fiasca.

Il guerriero tolse l’elmo decorato, ponendolo sotto braccio.

E solo allora notai che non era nemmeno sudato.

Io invece ero a terra, lo scudo sul pavimento polveroso del tempio di Murmur e la spada a malapena riposta nel fodero, con il sudore che colava copioso sotto l’armatura, lacera in più punti per i molti colpi ricevuti.

Tentai di alzarmi per cercare di nascondere la fatica dello scontro, ma le gambe cedettero, facendomi cadere fragorosamente all’indietro.

Il rumore metallico allertò i sensi del combattente, che si girò sui talloni fulmineo e silenzioso, come un predatore pronto a colpire, sinuoso e deciso.

E vide solo un ammasso di ferraglia che tentava goffamente di rimettersi in piedi.

“Dovresti riposare Paladino, la battaglia che ci attende non sarà facile, ma con il tuo aiuto e quello di voi tutti ce la faremo.”

Avevo udito bene? Il mio aiuto? Al Dio della Guerra? I colpi che avevo subito forse erano stati più forti di quel che pensavo.

Intuendo dalla mia espressione l’incredulità che ne traspariva mi disse:
“Quel vecchio nano, amico di molte imprese, sarà la nostra guida. Aiutami e sopravvivremo. Non posso farcela senza voi tutti. La lama non può colpire senza il braccio che la brandisce”, con un tono rassicurante, pacato ma deciso.

Lui!!!

Che aveva poco prima sconfitto senza neanche sudare un mostro uscito dai nostri peggiori incubi.

Notai Realte, il rogue, leggermente assorto mentre recuperavamo le forze. Qualche giorno dopo capii perché. Ma quella di Realte è un’altra storia.

Mentre rimettevamo l’equipaggiamento a posto, pronti per l’ultima sfida, la più importante, il guerriero si girò verso di me:
“Prega se puoi, perché questo Dio non avrà pietà per nessuno.
Prega per la mia anima, se puoi.
Prega per Krots”

_________________
Non possiamo decidere come nascere, ma possiamo scegliere come affrontare degnamente la fine

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lunedì 17 marzo 2008, 2:35
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