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 La mia storia da Northshire ad Alterac Valley 
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Messaggio La mia storia da Northshire ad Alterac Valley
Grief. Dolore. Non mi è stato mai chiaro se il mio nome di battaglia simboleggiasse il mio nemico, o le armi per sconfiggerlo. L’ho scelto io del resto. Confusione? Dubbi? Non credo che potremo mai liberarcene davvero, per cui tanto vale farne il nostro orgoglio. Soprattutto adesso che siamo così impegnati a proteggere i nostri cari… e ad assalire i cari di qualcun altro.
Pensieri che fanno storcere il naso a qualcuno, soprattutto a chi non è abbastanza intelligente per essere un sacerdote, né abbastanza forte per essere un guerriero. Ma il bello è che ai pazzi, e ai buffoni, è concesso di dire la verità. E non ho mai voluto rinunciare a questi privilegi.
Pensare aiuta, quando si passano le giornate in battaglia.
Quando osservavo i miei maestri nella Contea del Nord, faticavo a trovare in loro un esempio: onesti chierici, e ancor più onesti bevitori. Eppure alcuni di loro avevano prestato servizio nella Terza Guerra. Avevano lottato. Probabilmente ottenendo risultati più incisivi dei nostri in questo conflitto. Sembrava così vasto il mondo, cinque anni fa.
Io allora ero solo un ragazzo, uno studente dell’Abbazia, e vedevo i soldati tornare a casa. Avevo paura di loro, ma quelle vesti così maestose mi affascinavano, mi parlavano di posti lontani.
Di casa mia, forse.
Soldati come loro mi avevano accompagnato nel Regno di Ventotempestoso, anni prima. Profughi e orfani, giunti da chissà dove. Una crociata di speranza che si accodava ai contingenti che tornavano dal fronte. Io non lo so da dove ho iniziato il mio viaggio. Mi ricordo solo di quel fante che, da un certo punto in avanti, mi stette sempre vicino in quella marcia che non riuscivo a comprendere.
Lo chiamavano Striker. Colui che colpisce. Da quanto i frati mi hanno raccontato, arrivò all’Abbazia quell’uomo stanco, l’armatura a pezzi, tenendomi per mano. “Si chiama Grigori” disse. Il frate a cui fui lasciato ricorda che Striker si tolse un guanto di pesante cuoio, mi arruffò i capelli, e sorrise a entrambi. Poi se ne andò con passo pesante.
Doveva essere un buon guerriero. A me, nei ricordi confusi, è bastato che fosse un buon uomo, e ho scelto di tenere il suo nome. Quasi per scherzo, all’inizio: provavo disagio a fianco dei rampolli di Stormwind, con i loro lunghi cognomi e i loro casati. Così mi inventai la mia famiglia. In verità, poco prima di partire dalla Contea, capii che portavo un affetto vero a quel nome, a quel soldato semplice, all’idea di lottare per ciò che abbiamo di più caro.
Una lotta che ora posso condividere con i miei compagni della Nazione di Arathi. Cosmpolita e profugo, dopo aver incontrato Malaky lo stregone nella valle della Spina Strangolante mi sono trovato in una festosa confusione di elfi e gnomi, uomini e nani: forti delle differenze che altrove creando dubbio e sfiducia, stiamo finalmente riuscendo a dire la nostra, con tutte le sfumature che il rosso della nostra bandiera può assumere.
Del resto, non sono stato molto ortodosso, sulle prime: abituato a cavarmela da solo, avevo sempre fatto affidamento su quello che poteva essere il mio lato più aggressivo. Qualcosa di simile alla rabbia, alla paura, ma anche alla fermezza, mi aveva permesso per lungo tempo di sopravvivere e combattere. Diventare un’Ombra non aveva mai causato sofferenze, né provocato remore o crisi di coscienza. “La mia Ombra fa splendere la Luce più chiara” amavo dire. E nemmeno avevo torto. Non c’era seduzione o compiacimento nella mia lotta, cercavo solo di agire al meglio delle mie possibilità. E se le ombre sono poi scivolate via, è stato perché mi sono reso conto che non c’era più bisogno di sforzarsi per essere forti davvero: ora sono i miei compagni a darmi quella convinzione, come io posso darla a loro.

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<GM> [Kirjorrath] whispers: Farewell Grief, may your diplomacy serve you well.


Ultima modifica di Flambo su domenica 31 maggio 2009, 1:20, modificato 1 volte in totale.



giovedì 28 giugno 2007, 15:26
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La tempesta si sta avvicinando...
La percepisco.
Non nel vento, non negli alberi, come forse accade a chi più di me è vicino agli elementi e alla natura.
Io la sento nell'animo delle persone.
Non tutti ne sono consapevoli, ma le menti, le coscienze, gli istinti... si preparano alla battaglia.
Quanto ho sentito mormorare più volte durante i miei viaggi sta per diventare realtà.
Il Portale Oscuro sta per essere riaperto. Quale ruolo hanno avuto i Guardiani di Tirisfal? Ma soprattutto... è loro la responsabilità?
Credo che sia il fato. Forse i tempi sono maturi. Forse è troppo tardi.
I nostri nemici più temibili, nemici della gloriosa Alleanza e della possente Orda, stanno aspettando.
E nel frattempo, che cosa succede su Azeroth? Si riappacificano vecchi fraintendimenti, o aperte provocazioni?
No, tutt'altro. Nuove alleanze si stanno stringendo nell'ombra, ma non porteranno una nuova pace.
Se possibile, anche la nostra guerra, questa guerra terrena e a volte insensata, si farà più aspra.
Devo rammaricarmi, per questo? Devo invocare maggiore saggezza da parte delle fazioni coinvolte?
Non credo che abbia senso, no.
Stiamo per essere coinvolti. Tutti quanti. Uno a uno.

Oggi l'ho fatto di nuovo.
E, se mai qualcuno dovesse leggere queste righe, sottolineo il fatto che non è successo.
Non è capitato per caso.
Ho voluto che avvenisse. E mi è anche costato grande fatica.
Quanto tempo, da quando l'ultima volta le fiamme oscure divamparono dal mio pugno...
Da allora raramente ho rimpianto di aver abbandonato l'Ombra.
E come avrei potuto? Non ho mai voltato le spalle a quell'oscurità che permetteva alla Luce di splendere più luminosa.
Solo gli sciocchi e gli ipocriti sono in grado di dividere ciò che da sempre esiste come una cosa sola.
Sargeras non lo capì, Sargeras pretese di astrarre la pura Luce... ma l'unico fuoco che riuscì ad appiccare fu quello della Crociata Infuocata.
Quelle fiamme... mi hanno forse sedotto?
Sto per cedere dopo avere, per mesi, dedicato anima e corpo al sostegno dei miei compagni?
No, non credo.
Stiamo per essere coinvolti. Tutti quanti. Uno a uno.
Che ci piaccia o no, dovremo essere tutti in grado di difenderci. Di avanzare.
Non potrò fare sempre affidamento sulla presenza degli altri Aratoriani... ma questo non significa che loro non potranno contare su di me.
Non ho timore che non capiscano.
E' anche nei loro pensieri e nelle loro parole che sento le lame affilarsi, le litanie farsi più serrate...
...la tempesta avvicinarsi.

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<GM> [Kirjorrath] whispers: Farewell Grief, may your diplomacy serve you well.


giovedì 28 giugno 2007, 15:27
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