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 Kelthuzadd 
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Messaggio Kelthuzadd
Freddo.

Fa sempre così freddo là dentro.

Come il bacio della nera signora, che ha sfiorato la fronte sudata dei priest ancora ansimanti dall’ultimo scontro. La creatura possente giace nel proprio sangue, che rilascia nubi di vapore nell’aria ghiacciata della sala. Una coltre di fiato esce dall’elmo del guerriero elfico chiamato Krots, facendolo assomigliare più a un drago egli stesso di quanto non lo sia stato Sartharion. Seduto al suolo, esamina in ogni minimo dettaglio la propria lama, quasi incredulo che non si sia spezzata di fronte agli artigli possenti del grande animale. Il fiato degli spossati avventurieri si confonde con i vapori presenti, creando figure eteree e turbinando svanendo verso l’alto.

Il gruppo, ancora intento a recuperare le forze ed a raccogliere gli ultimi incantesimi e le ultime energie per affrontare la sfida finale, volge lo sguardo verso il passaggio che si apre innanzi a loro. Levesk e Ileda infondono parole rassicuranti in elfico ai propri felini, che ancora si leccano le ferite sanguinanti, accarezzandoli dolcemente. Un misto di parole, sussurri e melodie.

Kelthuzad, un’aberrazione che cammina e allunga la propria immonda ombra sulle terre del Northrend, in attesa della chiamata di colui che un tempo tentò di dominare. Una volta uomo, consumato dal desiderio di potere e conoscenza, grande tra i grandi e ora schiavo del nero Signore di Icecrown. Suo luogotenente insonne, che vigila senza sosta all’interno della cittadella di Naxxramas.

Sturmish di Ironforge, figlio Flint Fireforge, mastro fabbro della fortezza dei nani, ucciso durante l’ultima guerra del Lordaeron, dopo aver riparato alla buona una delle stringhe di cuoio dei propri spallacci, fa cenno agli altri che è tempo di proseguire: ” Il male non aspetta, amici. Il male non si riposa mai. Siamo vicini oramai. La luce ci ha scelto molto tempo fa. Non perdiamo la fede nell’unico credo che ancora ci spinge ad andare avanti.”

Mentre parla, pezzi di brina ghiacciata si staccano dalla sua barba, cadendo al suolo e frantumandosi in minuscoli cristalli che si confondono con la neve sparsa. E parla in maniera decisa, seppur affannata. Più cercando di convincere se stesso che quella non sarà la fine, ma il principio. Nel pronunciare le proprie parole, stringe istintivamente nella mano il medaglione che fu del padre, unico ricordo rimastogli.

Oggi troveremo la gloria o la nostra fine. Là dentro incontreremo faccia a faccia il nostro destino e gli grideremo addosso il nostro odio.”

[i]Dopo anni, Kelthuzadd saprà nuovamente cos’è il dolore, cos’è la paura. Cos’è la morte stessa. Il maglio della giustizia si abbatterà su di lui come fece in passato per molti altri della sua specie

Guardandoli attentamente ad uno ad uno, raccoglie da terra il proprio scudo e lo cinge al braccio. Poi il martello, che brilla di luce rinnovata. Lentamente, tutti si rimettono in piedi e procedono attraverso il corridoio.

L’alcova di Kelthuzadd si apre innanzi a loro, contornata da nicchie che ospitano le oscenità dei non morti. Le prostitute del mago stregone, le banshee, si attardano sui corpi deformi degli abomini, con movimenti disgustosamente lascivi e irrefrenati.

E lui è là, di fronte a loro.

Immobile. Arrogante. Presuntuoso. Silenzioso.

Troppo silenzioso.
Il gruppo entra irruentemente all’interno degli acquartieramenti, sfoderando grida di guerra.
La risata di Kelthuzadd gela gli animi e fa piombare il gruppo nel silenzio più completo. L’ingresso alle proprie spalle si chiude fragorosamente, bloccato da un’immensa grata.

Una voce riecheggia nelle loro menti: “Pensavate di poter entrare impunemente all’interno della mia dimora. Ma troverete solamente la vostra morte. I vostri cadaveri ingrosseranno le fila del mio esercito. E con la tua testa, nano, ci farò una coppa con cui brindare alle mie vittorie”. Ride gelidamente, compiaciuto.

Sturmish digrigna i denti e ringhia “Vedremo chi riderà, mostro!”.

Un cenno della mano ossuta scatena l’inferno. Schiere di creature non morte, pallide imitazioni del loro passato, si scagliano contro il gruppo, che si raduna a coorte intorno al proprio condottiero. Preghiere, grida, imprecazioni si perdono nel fragore dei colpi possenti e delle armi che si infrangono sulle schiere che avanzano. La resistenza è ardua, i teschi e le membra sparse nella stanza sono il segnale che la luce è arrivata anche in quel luogo maledetto.

Kelthuzadd, inizialmente incurante della battaglia, ha smesso di ridere e l’aria intorno a lui si fa più gelida.

Quando l’ultima delle banshee cade sotto i colpi e gli incantesimi dell’esercito della luce, Kelthuzadd capisce che la vittoria non sarà così facile. Gli occhi inespressivi del non morto, privi di vita, sembrano assurdamente indurirsi. Krots si scaglia contro di lui, caricandolo con il suo scudo e pronunciando maledizioni in elfico. Il lancio dei numerosi incantesimi diventa una melodia assordante per il mago non morto, che comincia a dubitare per la propria vita.

Cadono alcuni compagni, il freddo ghiaccia le mani, la sfida si indurisce a tal punto che anche le voci, dapprima cantilenanti all’unisono, si rompono in gola.

Con un ultimo, poderoso fendente, la veste di Kheltuzadd viene lacerata, lasciando dietro di sé il nulla.

L’ombra svanisce.

_________________
Non possiamo decidere come nascere, ma possiamo scegliere come affrontare degnamente la fine

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giovedì 12 febbraio 2009, 13:05
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